Bollette elettriche in calo per le imprese

In discesa i prezzi delle bollette per le imprese, ma restano più alti della media europea


Data pubblicazione: 21/04/2017

Nel 2016 i valori del kWh per le imprese sono diminuiti, riportandosi sui livelli del 2011. Nonostante questo, i prezzi italiani sono più alti rispetto a quelli pagati dalle industrie degli altri paesi dell'UE. C'è da sottolineare un aumento di circa +4,5 centesimi di euro per singola fascia di consumo. ENEA ha condotto un'indagine approfondita riguardo l’andamento dei prezzi dell’elettricità pagati dalle imprese italiane negli ultimi anni. Dalle rilevazioni si evince una diminuzione dei prezzi, anche se i valori sono rimasti su un livello medio più alto rispetto al 2008.

Viene sottolineato che i valori del kWh nelle varie fasce di consumo si avvicina molto a quelli del 2011, un calo comunque non determinante per la competitiività con gli altri paesi europei.

Nei consumi annui compresi tra 20 e 500 MWh, nel 2016, le imprese pagavano circa 0,18 € per kWh al netto di tasse e imposte recuperabili. Un valore medio sostanzialmente in linea con il 2011, come mostra il grafico qui sotto. Per quanto riguarda la fascia media (20-2.000 MWh) e quella più alta (500-20.000 MWh) prosegue l’analisi, le industrie hanno pagato rispettivamente 16,4 e 14,5 cent€/kWh, senza discostarsi molto dai prezzi registrati cinque anni fa per le stesse utenze non domestiche.

Periodo 2008 - 2016

Analizzando l'evoluzione dei prezzi nell’intero periodo 2008-2016 si nota chiaramente che le industrie abbiano pagato bollette più salate rispetto a otto anni prima. L’incremento percentuale maggiore ha colpito le piccole imprese nella fascia 20-500 MWh. Infatti, l’energia elettrica nel 2016 costava il 14% in più rispetto al 2008.

In tutti questi anni il prezzo dell’elettricità è rimasto più alto della media europea, aggirandosi mediamente intorno a +4,5 cent€/kWh nelle tre fasce di consumo.

Nel 2016 lo scostamento tra prezzi medi italiani ed europei è sceso a circa 3,8 centesimi: L’Italia è il secondo Paese, dopo la Germania, in cui tasse e imposte non recuperabili pesano maggiormente sul conto finale dell’energia elettrica. 

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