Recesso anticipato: ad ogni modifica la sua penale


Data pubblicazione: 10/09/2019

I contratti stipulati per le forniture energetiche aziendali prevedono vincoli e parametri che devono essere rispettati. Ciononostante il consumatore ha la possibilità di chiedere l’annullamento delle condizioni contrattuali o della fornitura in qualsiasi momento.
In tal caso, a quali penali va incontro?

Disattivazione della fornitura o disattivazione del contratto?

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La disattivazione della fornitura energetica viene spesso confusa con la disattivazione o disdetta del contratto. In realtà si tratta di due concetti diversi legati a procedure e tempistiche altrettanto differenti.

Per disattivazione della fornitura s’intende la richiesta che un cliente inoltra al proprio fornitore per l’annullamento della fornitura energetica presso la propria azienda, ossia la chiusura del contatore.

La disattivazione della fornitura viene richiesta direttamente al venditore attraverso l’invio dell’apposito modulo a mezzo di raccomandata a/r.

Cosa succede poi? Sia per la fornitura di energia elettrica che per la fornitura di gas naturale la richiesta di disattivazione comporta il successivo invio della comunicazione dal venditore al distributore entro 2 giorni lavorativi. Nei successivi 5 giorni lavorativi il distributore provvede alla disattivazione della fornitura e alla chiusura del contatore con l’eventuale apposizione dei sigilli.

Se per la fornitura del gas il cliente è tenuto a contattare il distributore per concordare il primo giorno utile per procedere alla chiusura con sigilli, per la fornitura dell’energia elettrica ciò può essere evitato. Infatti, chi dispone di contatori di nuova tecnologia può chiudere il contatore aziendale senza dover attendere l’intervento in loco degli operatori perché questi possono agire da remoto.

Per disattivare una fornitura non bisogna pagare nulla. Il fornitore potrebbe richiedere al cliente il pagamento dei soli oneri di chiusura attività, sia per l’energia che per il gas naturale.

Diversamente, per disattivazione del contratto di fornitura s’intende l’annullamento del contratto stipulato con un venditore di energia elettrica o di gas. Conosciuto anche come recesso dal contratto, questo può essere richiesto al proprio fornitore secondo i termini previsti nel contratto stipulato.

Recesso dal contratto di fornitura: i casi e le conseguenze

Ci sono diversi motivi che inducono il cliente, l’energy manager o il titolare aziendale, a richiedere il recesso dal contratto di fornitura di energia elettrica o di gas.

Caso 1: dislocazione aziendale

Il titolare ha scelto di cambiare la sede della propria impresa e deve pertanto richiedere la disdetta sia della fornitura energetica che del contratto. Basta inviare l’apposito modulo al fornitore con raccomandata a/r e attendere la disattivazione della fornitura da parte del distributore. Il recesso dal contratto è, in questo caso, automatico. Importante è rispettare i tempi di preavviso previsti: solitamente un mese.

Caso 2: ripensamento

Il contratto di fornitura stipulato presenta tariffe o parametri che non soddisfano a pieno le esigenze aziendali. In questo caso è possibile esercitare il diritto di ripensamento, basta non superare i 14 giorni successivi alla ricezione della copia del contratto e comunicare le proprie intenzioni a mezzo fax, posta certificata o raccomandata.

Chi stipula un contratto di fornitura presso la sede commerciale del fornitore non può esercitare il diritto di ripensamento. Questa facoltà è riservata, infatti, ai soli clienti che stipulano contratti a telefono o via internet.

Anche in questo caso, se rispettati i termini previsti per l’inoltro della comunicazione del ripensamento, non è previsto l’addebito di alcun costo.

Se, però, in fase di attivazione della fornitura è stato richiesto il ‘subentro’ allora il discorso cambia. Il subentro si manifesta quando viene richiesta l’attivazione di un contatore chiuso. In questo caso al cliente potrebbe essere richiesto il pagamento del costo del subentro se già fatturato dal fornitore.

Caso 3: switching

A seguito di una proposta commerciale, avente condizioni e tariffe contrattuali più consone alle esigenze aziendali, l’energy manager o il titolare dell’impresa intende recedere dal contratto di fornitura in essere per stipularne un altro con un fornitore diverso.

In caso di switching spetta al neo fornitore comunicare la volontà di recesso di contratto al vecchio fornitore. Il cliente avrà, dunque, solo l’obbligo di esporre le sue volontà con tre settimane di preavviso.

Se il neo fornitore non rispetta i tempi di comunicazione previsti, il vecchio fornitore può ritenere il recesso di contratto legato a un contratto di scippo e addebitare al cliente il pagamento di una penale. Il cliente che sceglie di restare con il vecchio fornitore può pagare la sanzione addebitata anche nelle successive bollette. In caso contrario, il cliente che paga la sanzione può richiedere la restituzione dell’indennizzo versato al fornitore che non ha rispettato i tempi di comunicazione.

Recesso anticipato: le penali

Il recesso anticipato dal contratto di fornitura si manifesta quando il cliente sceglie di non rispettare la durata del contratto siglato e comunica le sue intenzioni di recesso al fornitore. Essendo sempre garantita la tutela del consumatore, per il recesso anticipato al cliente non viene richiesto il pagamento di alcun costo, se rispettato il tempo massimo di un mese di preavviso. Questo trattamento è previsto anche in caso di offerte a prezzo fisso le quali, solitamente, vincolano la controparte solo per il prezzo e non per la durata del contratto.

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